La bambina non stava nei panni dalla contentezza.—Come! diceva fra sè, io avrò una camera tutta mia, dove potrò lavorare, studiare e fare i balocchi, senza che nessuno venga a disturbarmi! Come la terrò bene la mia camerina! Già la mamma me la dà a questi patti. Appena levata, disfarò il mio letto e met-terò le lenzuola e le coperte sulla finestra, affinchè prendano aria e si sciorinino! Se la finestra desse sulla strada, non starebbe bene: ma siccome è sul giardino, non c’è alcun inconveniente a scuotervi la roba. Mentre il letto è rialzato, sbatterò per bene la pedana, annaffierò e porterò fuori di camera, affinchè la donna li ripulisca, i miei stivaletti e il lume. Quando il pavimento della camera sarà prosciugato, spazzerò dopo avere smosso, ben inteso, tutte le seggiole, i panchetti e le altre bricciche che mi darebbero noia. Dopo, rifarò il letto, badando che le materasse non facciano gobbi, che i lenzuoli sieno bene stesi, e che la coperta non ciondoli nè di qua, nè di là: poi, spolvererò, servendomi, come mi ha suggerito la mamma, d’un cencio leg-germente umido; così eviterò di far del polverone e d’ingoiarne!—Voglio che la mia camerina sia sempre linda!

—Lodo le tue buone disposizioni, Emilia, disse la mamma che aveva udito le ultime parole della fanciulletta. E perchè tu prenda sempre maggiore amore alla tua stanza, ho pensato di affidare alla tua buona volontà l’esecuzione d’un lavorino. Non metterti in pensiero: le lenzuola e le tende le cucirò io: tu pense-rai solamente alle federe, che sono le più facili ad eseguirsi. Tieni.—E la signo-ra depose sul tavolino dell’Emilia un piccolo rotolo di tela, insieme a una federa bell’e cucita che doveva servir da mostra.—Poi uscì dalla stanza.

La bambina rimase un po’ sgomenta. Era la prima volta che la mamma le affidava un lavoro così importante. Finchè si tratta di eseguire un lavoro prepa-rato e imbastito, tutti i santi aiutano, ma tagliare! Lì stava l’imbroglio.

L’Emilia svoltò lentamente il rotolo… e con sua grande sorpresa le cadde ai piedi un fogliolino scritto. Lo raccattò con premura e lesse:

Regole per fare una federa.—Oh sono a cavallo! esclamò lieta la giovinet-ta, e la mamma è veramente un angelo.

Ecco quel che c’era scritto nel fogliolino:

«Le federe sono molto più eleganti e precise quando sono chiuse coi botto-ni, piuttosto che coi nastri; perciò, tagliandole, bisogna dare alla tela un quadra-to alquanto prolungato: e quando si cuciono, occorre che una parte della federa, sia, almeno due dita, più lunga dell’altra. Dalla parte più corta, si fa un orlo destinato ai bottoni, e dall’altra, un secondo orlo assai largo per farvi gli occhi-elli. Quest’ultimo orlo che va a cercare i bottoni, rende alla federa il suo perfet-to quadrato. Gli occhielli bisogna farli a traverso l’orlo e non per il lungo, po-ichè senza ciò, si aprirebbero continuamente.»

Ho io bisogno di dirvi, o bambine, che l’Emilia dopo poche ore, presentò alla mamma una federa esattamente eguale a quella statale offerta per campio-ne?