— Ma come è stato bello!
— Bello, bello, bello!
— Che cosa?
— Bella, il corteo.
— Buona sera mia cara.
— Buona sera.
— Buona sera Gelasia.
— Non ti do un bacio perchè ti lascerei un segno.
— Adieu mon ange.
— Buona sera Nadina.
— Tu già qui?
— Benvenuta.
— C’è Zoe?
— Non è ancora arrivata.
— Era nella seconda carrozza.
— Ma bello! Bello! Bello!
— Sapete? Io non sono riuscita a trovar posto nelle vetture, in nessuna, ho dovuto da una vettura di piazza farmi condurre da mia cugina Corilla, per vedere qualche cosa dalle sue finestre, sono passati di sotto due volte, quando è stato proprio sotto a me, ero tanto commossa, non sapendo cosa fare mi sono tolta dal seno due garofani rossi e glie li ho gettati, lui ha sollevato la testa facendomi il più garbato saluto, tutto per me, capite? Mi sono sentita serrare la gola, ho pianto, ho pianto capite?
— Io lo avrei abbracciato!
— Che festa imponente!
— Come l’incoronazione del Re.
— Davvero.
— Ma la curiosità della gente!
— Favolosa! Favolosa!
— E lui che contegno!
— Che disinvoltura!
— Da Re!
— Diciamolo qui fra noi, da vero Re.
— Io avevo sempre paura di una qualche fucilata.
— Ma che! È amato sai, è stimato da tutti!
— Lui, in piedi nella sua vettura, salutava con un garbo…. con un garbo…. Dio Dio Dio!
— Affascinante!
— Quel charme!
— Ma avete veduto quando le fanciulle gli hanno gettato i fiori?
— Che bei sorrisi gli hanno rivolto!
— Scarlatti.
— E lui col suo sorriso grigio….
— Vero?
— Io credevo che gli avessero tirato una qualche sconcerìa.
— Ma tu pensi sempre a male mia cara.
— Oh! Ricordi Iba?
— Iba! che cosa c’entra Iba? Vorresti fare dei confronti fra il signor Perelà e Iba?
— Io stimo Iba assai assai di più.
— Perchè tu sei una sciocca!
— Una cattiva!
— Dispettosa!
— Insolente!
— Eppoi perchè ti sei impuntata a far l’eccezionale, credendo che tutti si occupino di te. Hai sbagliato sai, cara bambina, abbiamo di meglio, molto di meglio da occuparci.
— Com’è sconcertante!
— Se fossi in Perelà le riempirei tutti i polmoni di fumo per asfissiarla.
— Odiosa!
— Ma dimmi una cosa, se veramente gli avessero tirato una fucilata….
— Già, era quello che pensavo ancora io, gli avrebbe fatto del danno?
— Ma forse no…. perchè essendo di fumo….
— Già…. essendo di fumo, la palla sarebbe uscita fuori….
— Ed avrebbe magari colpito qualche altro.
— Probabilmente.
— Per carità c’era accanto mio marito.
— Ma non pensarci mia cara, lo amano. Io ho udito i crocchi della gente per le vie! Lo adorano! Diciamolo qui fra noi, vorrebbe il Re essere amato così.
— Il bello è che oramai tutti ci credono.
— Tutti sapete!
— Già perchè molti prima dubitavano.
— A sentir dire che era di fumo….
— Ma ora che lo hanno veduto….
— Naturale.
— Tutti, tutti lo amano, non c’è che quella stupida di Nadina che gli fa la guerra.
— Chi sa perchè.
— Ma lei lo fa perchè ci si occupi di lei, non lo sapete come è fatta quella donna?
— Noi facciamo conto di nulla, vedrete come rimane male.
— La sciocchina!
— A momenti sarà qui.
— Lo portavano sino alle ultime case del borgo sapete?
— Anche i contadini hanno illuminato le loro finestre.
— Io non potrò mai dimenticare il frontone di porta Calleio, con tutti quei lampioncini celesti, e in mezzo in lampioncini grigi scritto: Perelà.
— Già perchè lui quando venne in città entrò per porta Calleio.
— Ah! Sì?
— Sì, non lo sapevi? Entrò per porta Calleio, per questo ci hanno scritto il suo nome. Da oggi non è più porta Calleio, ma porta Perelà.
— Sapete che cosa dicono in anticamera?
— Che cosa?
— Dicono che questa sarà l’ultima volta che lo potremo avere così fra noi.
— Perchè?
— Perchè?
— Perchè?
— Perchè deve ritirarsi per meditare il Codice.
— Oh! Dio mio, non ci mancava che il Codice!
— Ora che abbiamo trovato un uomo tanto carino ce lo toglieranno per una delle loro solite stupidaggini.
— Ma è importante sapete, è importante, è il nuovo Codice!
— Glie lo hanno affidato definitivamente?
— Altro! Il Re e il ministro metteranno le firme sotto quella di Perelà, essi non potranno replicare sopra uno solo degli articoli ch’egli avrà dettato.
— E come farà per mettersi al corrente?
— Al corrente di che?
— Cosa vorrebbe dire?
— In certe cose mi sembra tanto ingenuo….
— Non è ingenuo sai, è che non ha ancora preso la pratica della nostra vita.
— Ingenuo! La pratica! Non vuole sprecare il suo fiato per voi, ecco che cos’è.
— Ed ora si ritira a meditare. Il Codice dovrà cominciarlo dentro l’anno.
— Sai che cosa dobbiamo fare?
— Che?
— Dobbiamo incominciare da stasera a non perderlo un momento di vista.
— Per fare?
— Ma ti pare? Noi possiamo esercitare una grande influenza su di lui. Se vogliamo andare al parlamento!
— E come?
— Se egli si innamorasse perdutamente di una di noi?
— Ma gli è che non può innamorarsi.
— Ma se s’innamorasse?
— Sì.
— Noi possiamo conciarlo in modo da fargli scrivere tutto quello che vogliamo.
— È vero.
— Eppoi, non detta?
— Già, è vero.
— Lo facciamo dettare a noi, dica pure tutto quello che vuole, noi scriviamo quello che vogliamo noi.
— È vero.
— Capisci?
— Naturalmente.
— Ma il guaio è che lui non può amare, non sente, non dorme, non mangia, non fa nulla quel benedetto uomo.
— È indifferente a tutto.
— È di fumo….
— Ma come si fa ad essere così insensibile?
— Hanno detto che la Catulva darà una recita in onore di Perelà.
— La signora Dalle Camelie.
— Ed Enos Copertino suonerà negli entr’actes.
— Ti piace la mia tolettina?
— Molto, molto carina. Quelle tre rose lì sono indovinatissime. E il mio abitino è carino?
— Un rêve.
— Molto semplice.
— Ma ti fa così carina…. quindici anni!
— La metà allora.
— Solamente?
— Tu es méchante!
— Hai veduto Giorgio?
— Com’è puntuale eh?
— Gli ho imposto di giungere qui dieci minuti prima di me.
— Perchè?
— Non ti sei accorta quando entra che io già sono nella sala?
— Non ci ho mai guardato.
— È uno scandalo.
— Ci guarderò.
— Se ne accorgono tutti.
— E con Federico poi come siete?
— Non me ne parlare! Mi hanno fatto impazzire sai, morire!
— Che mi dici!
— Giorgio voleva sfidarlo.
— Ebbene?
— Non ho voluto.
— Perchè?
— Ma ti pare! E se mi si ammazzano davvero? Ne ho bisogno ve’, di tutte e due.
— Hai ragione.
— Ma Giorgio è un fanciullo, un ragazzo da schiaffi ecco tutto!
— Che cattiva mammina!
Pe…. perepe…. pepepe. Pe…. perepe…. perepe…. pepe!
— Ah!
— Eccoli! Eccoli!
— Eccoli!
— Giungono!
— Arrivano!
— La vettura entra nel cortile!
— Dio! Dio!
— Evviva! Evviva!
— Evviva! Perelà!
— Perelà! Perelà!
— Evviva!
— Bello! Bello!
— Evviva il grande Perelà!
— L’unico Perelà!
— Dio! Dio!
— Evviva! Evviva!
— Bravo! Evviva!
— Che emozione!
— Evviva!
— Silenzio!
— Facciano silenzio!
— Come è commosso!
— Silenzio!
— Parla il Ministro!
— Dio mio!
— Silenzio!
«Gentili dame, illustri cavalieri qui adunati, io ho l’altissimo onore di annunziarvi, che dietro proposta del Consiglio, con Reale conferma, ed approvazione dell’eminentissimo nostro Cardinale Arcivescovo, l’opera del nuovo Codice per il nostro amato paese viene affidata totalmente a questa sapiente, a questa superiore, a questa eccezionale sovrumana creatura che è Perelà.
Quale uomo di deboli carni e di fragili sensi potrebbe assumere tale opera senza la tema di cadere in quelle inevitabili parzialità che inconsciamente ci vengono dettate dal nostro sangue, dalle nostre opinioni, dal nostro interesse, dal nostro partito? Quale uomo potrebbe assumere questa immensa impresa sicuro di dimenticare di essere anch’egli un uomo e di avere anch’egli da uomo gli stessi interessi di tutti coloro per i quali il Codice viene dettato?
Egli non è un uomo, o meglio, è l’uomo su cui il fuoco passò, purificatore supremo a interrompere, ad annientare l’egoistico lavoro di tutti i sensi».
— Bravo!
— Bene!
«Non è egli la sublimazione del corpo e dello spirito umano? Non viene egli quasi a darci la prova di altri destini, di un’altra vita, vita e destini, nei quali gli umani egoismi, gli umani traffici non hanno più la loro parola?
Non dobbiamo noi ringraziare la sorte di avercelo fatto capitare in questo momento appunto quando dovevamo imparzialmente pesare la nostra coscienza, per costituire un grado unico atto a pesare e giudicare la coscienza di tutti?
E la sorte non ce lo inviò forse perchè noi le dovessimo questo grande, nuovo, immenso, favore?
Noi ti ringraziamo, o benefica sorte, che al momento del dubbio volesti giungere in nostro soccorso.
Noi ti ringraziamo, e ti giuriamo di saperci meritare il grande favore, di renderci degni del tuo inviato!»
— Bravo!
— Evviva il ministro!
— Bene!
«Egli, essere vitale, che della vita conosce i più riposti segreti, egli della vita non sente le comuni necessità, o ben poco le sente. Egli, essere di solo pensiero, di solo spirito, non isdegna ma accetta felicemente, di usare per noi tutto questo pensiero, tutto il nobile lavoro di questo spirito».
— Bravo!
— Evviva Perelà!
— Evviva il ministro!
«Da lui non possiamo attendere che opera di purità e di equilibrio, opera di sociale suprema giustizia».
— Bene!
— Bravo!
«Un’apposita commissione sarà nominata per accompagnare il signor Perelà dove egli crederà opportuno. Egli potrà visitare i più riposti cantoni della nostra terra, esplorare, ordinare, interrogare, poi si ritirerà ad un periodo di profonda meditazione ed intraprenderà la sua colossale opera».
— Evviva!
— Evviva Perelà!
— Evviva il ministro!
— Evviva il nuovo Codice!
— Evviva il Codice di Perelà!
— Viva! Viva!
— Come siete stato carino!
— Io ero nella seconda carrozza, non m’avete veduta? Guardate, alle fanciulle sono avanzate alcune rose, e le hanno gettate a me. Eccole. Non m’avete veduta?
— M’avete veduta vero alla finestra di mia cugina? Sì vero? Come m’avete sorriso bene! Sapete che ho pianto, ho pianto dalla grande commozione. Non ne potevo più.
— E così…. da domani avrete anche voi da occuparvi dei vostri affari.
— Hanno dato un’occupazione anche a lui questi signori uomini occupatissimi.
— Hanno fatto per togliercelo.
— Era l’unico uomo sul quale si poteva contare..
— E loro…. niente! Porci!
— Ma quanta gente!
— Dio mio!
— Io incomincio a sudare.
— Fa un caldo….
— Quelle chaleur!
— Io non ho mai veduto la reggia in confusione come stasera.
— Sai cosa credo?
— Che cosa?
— Si devono essere introdotti anche molti non invitati, si vedono certe facce….
— Naturalmente, di queste confusioni c’è sempre chi ne approfitta.
— Guardate! Guardate!
— Oliva!
— Oliva!
— La marchesa di Bellonda!
— Uh!
— In grigio!
— In grigio fumo!
— Ah! Ha avuto il lampo geniale.
— Per l’appunto lei che non risalta mai a nessuna festa.
— Come è carina stasera!
— Come ha fatto?
— Che bella idea!
— Io ho la toilette grigia….
— Ma è fiammante la sua, come può aver fatto?
— Sapete? Le sarte sono state a casa sua tutta la notte e tutt’oggi per compirla, il salone era ridotto un laboratorio. La toilette è stata ultimata dieci minuti or sono, vedete come è giunta in ritardo?
— Come le sta bene!
— A momenti può competere con Zoe.
— Stasera Zoe sta male con quell’abito rosso.
— Ma tu sai com’è fatta quella donna, purchè non si perda un grado delle sue curve sciupa tutte le toilettes del mondo.
— Ma Oliva! Oliva!
— Io ho un magnifico boa grigio fumo appunto.
— Ma non si portano più.
— Non vuol dire, stasera era il caso di ritirarlo fuori.
— Io ho la toilette grigia ma è tanto fané, l’ho portata tutta la stagione l’anno passato.
— Sai cosa ho pensato? Mi fo fare un cappello come una ciminiera, e di sopra ci fo uscire tanti sbuffi di penne grige, come se fosse fumo.
— Brava.
— Io ritiro fuori il mio boa.
— Per la serata della Catulva voglio avere il cappello assolutamente.
— Guarda guarda, va da Perelà.
— Come la saluta gentile lui!
— L’ha presa a braccio.
— La coppia di fumo!
— Carini!
— Ma davvero!
— Come stanno bene insieme!
— Lei colla sua facciona rosea sembra una rosa in in una nube.
— Ma è truccata sapete, è tutta tinta!
— Sì è vero?
— Oh! Sfido io, è sempre verde.
— Come sono carini!
— Ma guarda per l’appunto chi doveva avere l’idea geniale per stasera.
— Come sei deliziosa mia cara Oliva.
— Si?
— Ma davvero, hai anche altri occhi stasera.
— Un altro sorriso…. sembri un’altra donna.
— Ma che cosa hai fatto?
— Che idea squisita hai avuto.
— A nessuna era venuto in mente.
— Per l’appunto stasera in grigio non ci sei che te.
— Colore d’occasione.
— Non ho fatto per me sapete, oh! no, ma per rendere a lui questo piccolo omaggio. Io non ho inventato nulla, ho copiato lui, lui…. il suo colore. E se qualcuna vorrà fare altrettanto sarà sicura di non avere imitato me, ma lui, lui…. per rendergli omaggio.
— Hai fatto benone!
— Brava.
— Davvero.
— Avete sentito?
— Come parlava! Con che estasi!
— Ma è ammattita?
— Ammattita? È innamorata!
— Quel suo cuore…. ch’ella sempre cercava.
— È quello di Perelà.
— Un cuore di fumo?
— Sfido che non lo poteva trovare!
— Come stai?
— Così.
— Hai una faccia trasparente.
— È la morfina.
— Sciagurata!
— Lo so.
— Fanne a meno.
— Sei punture questa notte.
— È una follìa.
— Lo so.
— Pensa a Perelà.
— Perelà….
— Ciao amico.
— Vi saluto.
— Che cosa fate?
— Io? Nulla. E voi?
— Sto contando quante sedie ci sono. Alle feste io faccio sempre questo mestiere, conto le sedie. Generalmente ce ne sono tante quanti sono gl’invitati meno uno. Nessuno si siede, vedete? Tutti si credono destinati al posto che manca, e quando tornano a casa dicono che sono stanchi.
— Manca una sedia a questo ballo?
— Credo di sì.
— La mia, io non mi seggo.
— Ah! già, è vero avete ragione, non ci avevo pensato. Voi avete perfezionato anche le feste da ballo.
— Delicata figura!
— Mesto sorriso della natura!
— Mignonne créature.
— Ditemi sinceramente signor Perelà, siete voi davvero come tutti gli altri uomini?
— Certamente illustrissima signora.
— Ah! Certe cose, di fumo…. come vi disprezzo!
— Dorme ritto e non si stanca.
— Hai veduto i baffi di Perelà come sono arricciati?
— Sembrano un capriccio di sigaretta.
— Geniale.
— Geniale.
— Che cosa sono mai queste nostre carni puzzolenti?
— Volevo fare un giro con lui, non balla.
— Ti pare? Pensa già al Codice. Quegli stupidi ce lo hanno rovinato!
— E incomincierà quanto prima a darsi delle arie anche lui.
— È inevitabile.
— Tre madri!
— E…. quanti padri?
— Che uomo insulso!
— Il culino degli uccelli.
— Sapete che cosa mi ha detto Perelà?
— Che?
— Che cosa?
— Mi ha detto: voi mi sembrate tanto, tanto leggera! Quasi più di me.
— Carino!
— Io non so che cos’abbia negli occhi quell’uomo, non riesco a guardarlo fisso.
— Turba.
— È vero, è la parola, la vera parola, turba, turba.
— Turba.
— Ma è veramente un uomo sapete, un uomo come tutti gli altri.
— Un uomo? È l’uomo vorrai dire mia cara, l’uomo.
— Quale? Quello che cercava Diogene?
— Naturalmente.
— Ditemi un poco: quando si era veduto prima di stasera, alle feste della corte intervenire con un paio di stivali da caccia o da cavalcata?
— Sono tanto belli!
— Gli stanno d’incanto!
— Eppoi così lucidi.
— Oh! non ci mancherebbe proprio altro che non fossero nemmeno puliti.
— Per me lo prenderei colle scarpe ricoperte di fango.
— Non dubitate, di fango egli ne trascina ugualmente colle scarpe pulite! Chi è? Di dove viene? Quale nome è il suo?
— Sì sì, come vuoi, tutto quello che vuoi purchè tu non ci secchi.
— Hai perfettamente ragione, sei padrona di pensare a modo tuo ma lasciaci in pace.
— Antipatica!
— Io mi sento venire l’istinto di accecarla!
— Risolverà?
— Certamente si, risolverà.
— Già.
— Dopo Cristo, è Perelà.
— Olì olì olà.
— Già già.
— Vedete tutti questi esseri dai colori delicati? Non vi sembrano tanti piccoli angioli? Così ricoperti di fiori…. di veli…. di gemme…. Ebbene, sappiate, ognuna di quelle gemme ch’esse portano indosso, ognuna, è l’occhio di un delitto! Io dico loro sempre: trappole d’uova umane! Loro pigliano su e insaccano perchè hanno paura che gli dica di peggio.
— Signor Perelà voi non dovete stare con quell’individuo, assolutamente, non è l’amico che ci vuole per voi. Stasera è già la seconda volta che vi ci vedo parlare. È un cattivo soggetto sapete! Tutti se ne lagnano, tutti ne riconoscono la perversità, ma nessuno si vuol decidere a cacciarlo dalla società. Lui dice che è un filosofo, non gli date retta, è una linguaccia, è un cattivo soggetto! Dice di noi cose infami che non sono vere, perchè è brutto e schifoso e nessuna di noi lo ha mai degnato di uno sguardo. E noi dobbiamo sopportare tutte le sue sconcezze per paura che ce ne dica delle peggiori.
— La legge c’è, gli è che nessuno la rispetta.
— Già.
— Risolverà?
— Olì olì olà.
— Ma dite un poco.
— Cosa c’è seccatura?
— Nessuno si è accorto che quell’uomo obbrobrioso è qui da quasi due ore e non si è levato ancora il cappello?
— Nadina mia come sei stata profonda questa volta!
— Che cosa?
— Che vi ha detto?
— Dice che il signor Perelà non si è levato il cappello.
— Stupida!
— Ma non lo sai che non se lo può levare? Perchè è di fumo anche il cappello?
— Ma lasciatela dire, è bene che dica delle stupidaggini, così se ne accorgeranno tutti che donna è.
— Il Re!
— Il Re!
— Sua Maestà!
— Viva, viva!
— Evviva il Re!
— Evviva il nostro Re!
— Evviva Torlindao!
— La Regina!
— La Regina!
— Evviva! Evviva!
— Evviva la Regina!
— Viva! Viva!
— La Regina ha sorriso a Perelà.
— Come gli ha sorriso bene!
— Dolcemente.
— Attraverso un velo di mestizia.
Perelà non ha veduto il Re.
— Ma è vero signor Perelà che voi non avete veduto il Re?
— No, illustrissima signora.
— Era quello solo in seconda fila. Venivano prima i due gentiluomini di corte, dopo lui, subito dietro mio marito….
— Quello che aveva la fusciacca gialla era vostro marito?
— No, era il Re, mio marito aveva la fusciacca verde. Sentite sentite, Perelà ha creduto che il Re fosse mio marito!
— Non ha veduto il Re!
— Avete però veduto come la Regina vi ha sorriso.
— Chi non vi sorride!
— Olì olì olà.
— Già.
— Amico, è vero che non avete veduto il Re?
— No mio caro.
— Non l’ho veduto nemmeno io. Come si fa a vederlo, passa fra tanta gente, entra da una porta e prima che sia possibile esce dall’altra…. Da quale? Non si sa. Da quale porta entra il Re? Da quale esce? Mistero. Oggi è questa, domani è quella là, dopo domani voi credete che cambi ancora, niente affatto, esce ancora per la medesima.
— Ma può egli temere qui, nella sua casa?
— Nella sua casa! E la chiamate sua, una casa di questo genere? E la chiamate una casa, questa? Mio caro! non si sa mai che una di queste gentili dame non gli faccia annusare qualche mazzolino. Basterebbe che s’intrattenesse pochi momenti al buffet. Al pranzo di corte il Re non mangia mai, preferisce intrattenere il gentiluomo di destra o quello di sinistra, e lo manda via colla fame in corpo, così lui ha mangiato prima, l’altro, povero diavolo, va a mangiare dopo, e questo è il pranzo di corte.
— Sono aperte le sale del buffet.
— Perelà! Perelà!
— Dov’è Perelà?
— Venite a prendere un rinfresco.
— Oliva! Oliva!
— Tu dai il braccio a Perelà.
— Come sono carini!
— La coppia di fumo!
— Evviva il fumo!
— E fumo sia!
— Qua, date a me la prima bottiglia!
— Pha!
— Qua, qua!
— Pha!
— Alla salute di Perelà!
— Pha! Pha!
— Viva Perelà!
— Pha!
— Viva il ministro!
— Pha!
— Viva Torlindao!
— Pha! Pha!
— Viva la Regina!
— Pha! Pha! Pha!
— Viva il nuovo Codice!
— Pha!
— Evviva il Codice di Perelà
— Pha!